4.1.16

"La fine è il mio inizio" - "Lõpp on minu algus"


Itaalia vist tuntuima ajakirjaniku Tiziano Terzani (1938-2004) viimse teose "La fine è il mio inizio" (Longanesi, 2006) lugemiseks sain tugeva impulsi paar aastat tagasi, kui toimetasin Kristel Kaaberi e-raamatut "Iga teekond saab alguse südamest".  Selles väga heas Itaalia kultuurist ja selle tuntumatest isiksustest kirjutatud raamatus oli väga südamlik ja kirglik peatükk, milles Tiziano Terzani elust ja ajakirjanduslikust tegevust põhjalikult juttu. Selle peatüki leiab ka Kristeli blogist.

Pelgasin siiski nii mahuka - üle 460 lehekülje - raamatu itaalia keeles lugemist liiga raskeks, kuni märkasin Rentsi blogis viidet samale raamatule märkusega, et seda loevad ülikoolis itaalia keele õppurid. Siis arvasin, et tulen sellega toime.

Tulingi. Nagu sümboolselt lõpetasin lugemise eelmise aasta viimasel päeval: "Lõpp on minu algus".

Olen nüüd pikalt mõtelnud, kuidas sellest raamatust kirjutada. Noorematele lugejatele mõjub see teos kindlasti teisiti kui mulle, kes ma praegu olen vanem, kui Terzani oli surres.  "La fine è il mio inizio" ilmus ju postuumselt ja selle sisuks on Terzani jutuajamised tema poja Folcoga enne siit maailmast lahkumist.

Tabasin end lugedes sellelt, et tõmbasin raamatusse raiutuga kogu aeg paralleele oma elust. Tiziano Terzanil oli õnn töötada maailma mastaabis tuntuimas väljaandes (Der Spiegel), osaleda ajakirjanikuna sajandi lõpupoole olulisemates sõdades (Vietnam, mille kohta ta ütles: "See oli minu Hispaania, see oli minu sõda", Laos, Kambodža, kus ta punaste khmeeride käest vaevu eluga pääses...), seista silmitsi nii isiklike ohtude kui ka kolleegide hukkumisega. Näha esimees Mao aegset Hiinat, kuhu jõudmiseks ta oli läbinud põhjaliku Aasia-õpingute raja USA ülikoolis, kohtuda põnevate inimestega. Elada ka kirevas Indias ja Jaapanis, kus teda tabas suur loominguline kriis koos kummastava teadmisega, et ta ei mõista enam, mida tahab ja kes ta on. Samuti nägi ta Nõukogude Liidu lagunemist Kaug-Idas (Kuriilid, Sahhalin), kuhu pääsesid vaid ülimalt vähesed välisajakirjanikud.

Minu töö ajakirjanikuna, kuigi pikaajaline, oli ses mõttes palju lihtsam, pealegi ei pääsenud nõukogude ajal eriti kuhugi. Aga ma mõistan hästi, miks Terzani lõpuks oli väsinud teemade (eelkõige sõdade) sarnasusest ja kordusest, miks teda paelus inimeste loovus, miks otsis ta ikka ja jälle võimalusi vältida pressikonverentse, briifinguid jm kohustuslikke kohtumisi ja tahtis nende asemel võimalikult põhjalikult süüvida nende inimeste ellu-ollu, kellest kirjutas. Mõistan tema reisikirge, mõistan väsimust, mis teda töö lõpuaastatel tabas ja pöördumist vaimsete otsingute poole. Mõistan isegi soovi muutuda maailmakuulsast nimekast ajakirjanikust nimetuks lahkujaks (Anam), kuid siiski ärkvel meelega tagasitõmbujaks.

Aga sellest elurännakuraamatust ülevaadet kirjutades ei suudaks ma ikkagi edasi anda, mil määral see mind puudutas. Terzani kui kolleeg, kui inimene, kui arutleja...

* * *

Enda jaoks panen siia tsitaate raamatust. Tõlkima ma neid ei hakka, arvutite võimalused on praegusajal sellised, et soovi korral võib iga blogilugeja seda ise teha.

•    "Perché tutte le decisioni che prendi, tutte le scelte che fai sono determinate, tu credi, dal tuo libero arbitrio, ma anche questa è una balla. Sono determinate da qualcosa dentro di te che innanzitutto è il tuo istinto, e poi forse da qualcosa che i tuoi amici indiani chiamano il karma e con cui spiegano tutto, anche ciò che a noi è inspiegabile."

•    "Oggi è impossibile scrivere cose lunghe come si scrivevano un tempo. Allora, qual è la tendenza? Fare spettacolo. Non cercare di andare in profondità. Fare una sceneggiata: un bigolino con la foto, una storia sbalorditiva. Basta, chiuso, non se ne parla più. Questo è un grande svilimento anche della missione giornalistica. Credo infatti che oggi fare quello che facevo io a quel tempo, quello che facevamo noi, sarebbe impossibile perché non c'è lo stesso spazio."

•    "Il giornalista dev'essere uno che è, a suo modo, arrogante, uno che sente di essere libero, di non dipendere dal potere."

•    “Viaggiare per il mondo alla ricerca della verità”. Questo è il giornalismo. Io l'ho fatto con molta determinazione, con grande gioia anche, perché cercavo la verità nei fatti, nel passato, nell'esattezza dei fatti."

•    "Che c'è di obiettivo? Episodi irrilevanti, ma per spiegare come questa vita è piena di alternative, di decisioni che devi prendere lì per lì, con cui poi vuoi stare in pace con la tua anima."

•    "Un evaso. Silenzio. Sai, quella dello scappare è sempre stata la mia natura, che in un senso è positiva, ma anche molto negativa. Perché scappando, scappavo anche dalle responsabilità, quelle di tipo politico, per esempio. Non c'è dubbio che io avrei potuto fare una carriera politica."

•    "Curiosità del nuovo, del diverso. Mi è sempre interessato il diverso."

•    "La mia battuta è: gli intellettuali sono fatti per complicare ciò che è semplice, i giornalisti per semplificare ciò che è complicato."

•    "Diciamoci la verità, le guide turistiche sono senza anima, sono fatte per i saccopelisti che cercano la locanda dove si spende una rupia di meno. Non dicono niente, anche se ti fanno il raccontino della storia. Invece ci sono stati, nel passato, viaggiatori straordinari. E io ho sempre viaggiato con loro. I libri erano i miei migliori compagni di viaggio. Stavano zitti quando volevo che stessero zitti, mi parlavano quando avevo bisogno che mi parlassero. Un compagno di viaggio invece è difficile perché impone la sua presenza, le sue esigenze. Un libro no, tace. Ma è pieno di tante belle cose."

•    "E se l'uomo non cambia, se l'uomo non fa questo salto di qualità, se l'uomo non rinuncia alla violenza, al dominio della materia, al profitto, all'interesse, tutto si ripete, si ripete, si ripete."

•    "... la diversità che è il fondamento della vita. La di-ver-si-tà! Perché secondo me la ricchezza dell'umanità sta nella sua varietà."

•    "Però, come dicono i sadhu, se non arrivi a piedi dove vuoi andare, non vedrai quello che vuoi trovare."

•    "Questo è il giornalismo. I giornalisti più orribili sono quelli che stanno nel Pentagono, nel ministero degli Esteri, sempre lì, pronti a pigliare il caffè. Si annuncia “Conferenza stampa!” e loro accorrono. Arriva Bush o Rumsfeld che dicono “Allora, John, tu che vuoi sapere?” Ma che John?!"

•    "Per me Albert Schweitzer è stato una rivelazione quando ero ragazzino."

•    "Ma non ho incontrato nessun personaggio grande. Nessuno. Davvero, se devo ritornare sui miei passi, Madre Teresa mi ha colpito, il Dalai Lama certamente, e alcuni anonimi personaggi, sai, come il monaco della Mongolia a cui chiedo se ha paura di morire e lui risponde “Paura? Non vedo l'ora di morire. Questa vita noiosa! Voglio vedere cosa c'è nella prossima”. Personaggi così, puliti, solitari. Di grandi non ce n'era più uno. Erano morti all'asilo, come diceva un nostro amico cinese. “I Solgenitsin cinesi”, diceva, “sono tutti morti all'asilo.” Vero. Distrutti dalle scuole, dalla cultura, dall'azzeramento delle teste."

•    "Allora venisti fuori con un'idea che trovai brillante: che esiste nel mondo quella che tu chiamavi l'Organizzazione."

•    "Ci sono moltissimi stimoli oggi per cui la mente non è mai in pace. Dal rumore della televisione, alla radio in macchina, al telefono che squilla, alla scritta pubblicitaria sull'autobus che ti passa davanti. Non riesci a fare pensieri lunghi. Fai pensieri corti. I pensieri sono corti perché le interruzioni sono frequentissime."

•    "... diventare Anam, il Senzanome. Che scoperta è stata, questa di non avere più nome. Per cui Anam nasce proprio come il fiore di loto da uno stagno di merda, no? Via tutto il resto, via tutto il resto! Io non sono più quel Tiziano Terzani, non lo sono più."

•    "E alla fine sono Anam, uno senza nome, senza storia, senza passato."


•    "Non ho mai preteso di essere più che un seminatore di bei ricordi."

•    "Lo dice bene il dio Krishna, tutto quello che nasce muore e tutto quello che muore nasce. Anch'io la fine la sento come un inizio. L'inizio è la mia fine e la fine è il mio inizio. Perché sono sempre più convinto che è un'illusione tipicamente occidentale che il tempo è diritto e che si va avanti, che c'è progresso. Non c'è. Il tempo non è direzionale, non va avanti, sempre avanti. Si ripete, gira intorno a sé. Il tempo è circolare. E questo lo sento così forte. Lo vedi anche nei fatti, nella banalità dei fatti, nelle guerre che si ripetono."

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